Cose dell’altro mondo o di un altro mondo

Io guardo il cielo. Mi perdo nell’osservare lo spazio sopra la nostra testa. Immagino i luoghi incredibili che ci circondano, vedo le stelle nella notte e penso a quanto siano in realtà gigantesche e a quanto di conseguenza noi siamo molto piccoli e insignificanti di fronte a tutto questo. Rimango affascitana sempre.

Gli occhi volti verso lo spazio infinito che circonda il nostro piccolo pianeta. Per assurdo questa cosa mi rasserena sempre invece magari di spaventarmi. Sapere di essere immersi in un qualcosa di più grande di tutto ciò che sappiamo, una cosa così grande da non poterla nemmeno immaginare e ciò, mi porta sempre a ridimensionare quello che ci accade e a considerare che, beh, siamo anche noi davvero un puntino disegnato nel cielo.

Colloquio con il cervello

Ieri sera mi sono ritrovata a camminare sotto la pioggia al buio. Dovevo fare si e no 50 metri a piedi sul vialetto di casa di mamma alle sei di sera mentre piovigginava. Per i primi venti passi ho camminato piuttosto veloce, con la testa bassa per prendere meno freddo e acqua possibile, poi mi sono fermata un attimo. Perché andavo così veloce? Per non bagnarmi la testa? Che stupidaggine, a me stare sotto la pioggia non dispiace, soprattutto quando ho bisogno di calmarmi un attimo. Così ho ricominciato a camminare molto più lentamente, con la testa dritta. Ho ascoltato la pioggia che cadeva su di me e sugli alberi intorno, ho guardato nel buio e nella nebbia che sovrastava completamente il paesaggio. Non ho cercato una luce. Ho solo guardato il buio intorno a me. La pioggia che mi bagnava,mi ha aiutato a lavare quel brutto umore che sentivo e che mi ero portata dietro per tutta la giornata. Sentivo un po’ di freddo, ma non era importante. Avevo bisogno un attimo da sola per ritornare in me e ancora una volta ho riassaporato la bella sensazione di stare con me stessa a fare nulla. Mi sono resa conto in quei pochi momenti che negli ultimi anni ho trascurato me. Sempre assorbita da impegni e doveri mentre i miei piaceri erano sempre di più messi in secondo piano ed ora, quel secondo piano, stava crollando. Effettivamente non avevo fatto nessuna manutenzione nel corso nel tempo.

Sono bastati pochi istanti per di nuovo riflettere su qualcosa. Ho capito che il mio cervello non aspetta altro che un momento per parlarmi insieme. Io e il mio cervello : una relazione complicata.

Frenesia

Foglio bianco. Da qui si inizierà. Una pagina su cui scrivere tutto da capo, ripartire da zero. A volte non si sa nemmeno cosa scriverci sopra. Spesso capita di stare lì, fermi immobili ad aspettare un’ispirazione. Chissà da dove arriva l’ispirazione, da che parte scaturisce. Si fatica a trovarla alle volte e capita di sforzarsi addirittura.

Sono al mio solito parco. Queste ultime giornate di frenesia mi portano via un sacco di tempo, ma quando riesco a fermarmi riassaporo sempre il piacere di ascoltare i rumori intorno a me, di rimmeggermi di nuovo nel reale. Perdo molto spesso la concezione del “qui e ora” ultimamente. Vivo nel mio piccolo mondo che esiste nella mia testa senza riuscire a rendermi conto di ciò che mi sta accadendo intorno. Immersa nei miei pensieri.

E Amo tutte le volte che ritrovo la mia me spensierata, la mia me che ha il cervello vuoto. Ora è vuoto e in questi momenti tutti i miei sensi sono attivi davvero.

Ora mi sento.

Calma apparente

Mi sento come fossi in una bolla di sapone, che svolazza nell’aria senza una meta, sapendo di lasciare il posto in cui è oggi, ma senza avere preoccupazioni per il futuro. Credo di essere in una sorta di occhio del ciclone, dove è tutto tranquillo, ma in realtà c’è la tempesta intorno a me. Calma apparente. Un momento ricco di pensieri concentrati sull’oggi e poco interessati a ciò che accadrà da qui a poco. È una situazione normale? Bah.. forse è un tentativo del mio cervello per tentare di non finire in sovraccarico e quindi all’esplosione. C’è una parte di me che forse ha preso il controllo su tutte le altre, quella che riesce a tenermi ancorata a terra nel caos delle vicende. Ora che scrivo mi sembra effettivamente tutto più vicino, il tempo scorre davvero veloce e senza troppo dar peso a chi fa cosa o che cosa succede. Va avanti e basta. Le preoccupazioni di oggi non saranno quelle di domani, quindi tanto vale imbottirai il cervello di arrovellamenti. Credo che abbia attuato questa tattica.

Vorrei imparare a vedermi da fuori per un attimo, chissà cosa penserei di me. Affrettata? Tormentata? In balia di ciò che non so? Alla ricerca di me stessa? Imbarcata in una avven

Saper scegliere di scegliere

Pazza vita. Avere una vita da pazza. Mi piacciono questi continui cambi di marcia e di interessi. Mi ritrovo sempre una persona diversa ogni giorno che passa.

Oggi ho avuto una conversazione con un mio collega, parlavamo delle scelte che uno prende nella vita e degli sbagli che si considera di aver fatto. Io credo che lo sbaglio in realtà non esista. Quando una persona prende una decisione la prende sicuramente pensando di scegliere per il meglio, nel momento in cui è. Con il senno di poi si fanno tante cose, ma solo perché si sanno gli effetti. Probabilmente a volte decidiamo e finiamo dove non vorremmo, solo perché quell’esperienza non l’abbiamo ancora vissuta e i pro e i contro non li sappiamo ancora, ma alla fine nel momento i cui abbiamo deciso noi pensavamo di scegliere la cosa giusta per noi stessi. I lati negativi si conoscono solo dopo, non prima e a volte non sono nemmeno così prevedibili. Dire “ho sbagliato” ci faccia solo rimanere incastrati in un passato che non possiamo più cambiare.

Le scelte che facciamo sono sempre giuste. Noi vogliamo il meglio per noi stessi e le nostre decisioni sono fatte solo per quel fine, sempre, anche quelle che sembrano più assurde.

Il mondo sopra le nuvole

Dall’aereo ieri guardavo le nuvole, non so se era un’illusione ottica o la mia mente che fa scherzi, ma mi è sembrato di vedere un coniglio muoversi tra le nuvole. Che saltellava qua e là fino a sparire dietro ad una di queste. Lo guardato bene e, cavolo, sembrava vero. Mi piace fantasticare e credere alle cose impossibili. Avere quel momento in cui anche ciò che non è vero, lo sia per un attimo della giornata. Guardare quel coniglio e crederlo vero. Due facce del mondo, sopra e sotto le nuvole. Il sole era così caldo lassù e quel coniglio sicuramente si stava divertendo a saltellare di qua e di là.

Lati dello stesso mondo divisi da una soffice coltre di nuvole, così mi sembra da sopra un aereo.

La mia razionalità dorme di notte

Avete mai sognato qualcosa che non vi permette più di dormire? Che vi scatena emozioni dentro da farvi svegliare e sentire preoccupazioni che forse avete cercato di chiudere con un lucchetto in fondo ai vostri pensieri?

È pazzesco quanto la notte e il buio facciano lavorare la mia mente in maniera diversa, come assalita da mille dubbi e domande che con la luce del giorno, spariscono. Il buio della notte mi porta in un altro pianeta, in una dimensione dove la mia mente non ha il potere di porre freno alle mie paure. Assalita. Forse la notte è uno dei momenti in cui la mia me razionale effettivamente dorme e si riposa. Un luogo dove c’è solo la parte fragile di me e la mia incapacità di accettare i miei errori passati che mi porta ad avere un’incertezza del mio futuro così grande da farmi venire persino il batticuore. A volte è così forte da dover accendere la luce e svegliarla a forza la mia razionalità. Sbagliato? Credo di sì, dovrei imparare a starci nei panni di quella me che mi fa paura. Sì, ho un lato di me che mi fa così paura da voler scappare e accendere la luce.

Eppure.. eppure sono anche quella persona lì. Una perfezionista che non vuole mai sbagliare, una persona che da molto, molto più peso agli errori che alle conquiste. Una persona che non accetta di aver sbagliato e che si tormenta per cose che non può più cambiare.

La notte porta consiglio, così dicono, a me porta timori e paure. Angosce incontrollate. Finisco in un buco nero di me dal quale non so uscire, e come mi ha detto una persona.. scappo. Scappo sempre dalle mie paure, da ciò che non so gestire.

Ma scappare per sempre dalla propria notte è impossibile. Torna sempre, prima o poi.

Esami di maturità

Dopo una buona settimana indaffarata al lavoro e impegnata a cercare di mettere a posto cose, che mi chiedo, a che pro mettere a posto se poi intanto andrò via, finalmente mi ritrovo sul divano a scrivere con la testa un po’ meno affollata. Sono stata immersa nel lato pratico della mia vita di oggi, tra voler lasciare una situazione il più possibile serena nel luogo in cui sono tutti i giorni a tutte le cose da concludere prima della mia partenza.

Mi chiedo a che proposito sono così desiderosa e così impegnata nel voler lasciare tutto a posto. Forse il solito problema di voler lasciare un bel ricordo di me? Sempre la solita voglia di voler essere ben considerata anche nel momento in cui non sarò più presente? Sicuramente sì. Queste giornate mi hanno assorbito tanta energia mentale. Stasera sono invece seduta davanti a questo schermo e ho finalmente di nuovo focalizzato che le mie energie devono essere convogliate in ben altri luoghi e pensieri. Mi sono finalmente di nuovo resa conto che da qui a poco la mia vita cambierà di molto e che non ho idea di cosa mi aspetterà.

Ricordo il mio esame di maturità. In ansia per un anno intero, per poi ritrovarmi di fronte a quei professori senza nemmeno un bricciolo di angoscia. Non avevo nemmeno ripassato e il giorno stesso mi sono alzata anche tardi. Ero da mio papà e mi viene in mente ora di essermi detta quella mattina che forse un’ultima lettura avrei dovuto ancora darla, ma solo perchè mi sembrava giusto farlo, non perchè lo sentivo davvero. Eppure è andata proprio così. Al mio esame di maturità sono andata in tutta tranquillità, non ero sicura di me, probabilmente sapevo solo a cosa sarei andata incontro.

La paura dell’ignoto scompare nel momento in cui lo conosci.

Una farfalla ti sta guardando

Mi piace ascoltare i suoni della natura intorno a me. Il cinguettio degli uccellini, il venticello che sembra possa accarezzarti, una formica che cammina sui miei pantaloni. Essere immersa nel mondo. Non avere pensieri e parole intorno a me. Nessuno che parli o che ti tolga dalla concentrazione di udire il più possibile. Mi piace ascoltare ciò che è intorno a me, ciò che è più naturale possibile. La mia dimensione è questa, la natura. Mi da una ricarica che nessun riposo riesce a darmi.

Sento un grillo dietro di me adesso e una mosca si è appoggiata alla mia spalla. Tra le foglie c’è anche una farfalla che mi guarda. È molto vicina e sembra davvero che mi stia guardando, starà forse pensando se si può fidare ad appoggiarsi a me? Chi lo sa..

Avere il tempo e la voglia di fermarsi ad ascoltare ciò che accade vicino a noi ci può regalare la spensieratezza che tante persone cercano e che vorrebbero avere. Fermati e ascolta. Ferma il cervello e la bocca, aziona le orecchie.

Cervelli sui comodini

In questa ultima settimana credo di avere avuto il cervello talmente stanco di pensieri, da non essere più stato in grado di ritrovare un momento per svagarsi. Pensavo di andare via per riposarmi, per staccare dal quotidiano che per il prossimo mese e mezzo potrebbe mettere a dura prova la mia capacità cerebrale.

È come avessi un mattone dentro al cranio. Ultimamente è così pesante di pensieri da avere un peso specifico.

Sto scrivendo su una panchina, non nel solito parco, alla ricerca di spensieratezza. Dietro di me c’è la strada, non è un posto bellissimo ahimè, ma per oggi può andare bene così. Non voglio pensare a nulla per un momento, ascoltare solo quello che accade intorno a me. Persone che passeggiano, auto che passano e un cane che corre da solo lungo il viale, scappato dal padrone che lo rincorre. Niente di speciale, se non il momento di nulla di me.

Per un momento voglio solo essere un corpo su una panchina, un corpo non pensante. Quando sono uscita di casa poco tempo fa, ho deciso di lasciare il cervello sul comodino. Ho solo con me gli occhi per guardami in giro.