Il suono del silenzio

Dopo tanto camminare mi sono trovata proprio davanti a quel bosco che stavo cercando, chissà come ci sono arrivata. Stavo camminando ormai da ore senza avere una meta precisa, ma c’era una così bella giornata che non potevo starmene seduta in casa. Mi piacciono i boschi, sono l’ideale quando si cerca un po’ di pace. Si sentono solo i rumori della natura se ti addentri per bene, gli uccellini e il profumo dei fiori quasi inebriante. Proprio davanti a me c’è un cespuglio di rose selvatiche talmente belle che mi metto a guardarle da vicino per ammirarle meglio. Sono rosse con delle lunghe e aguzze spine, tanto belle quanto pericolose oserei dire.. è il loro modo per proteggere la loro bellezza immagino. 

Decido di proseguire, il silenzio di questo posto è così forte da poterlo sentire. Sì, credo proprio di aver sentito il silenzio. Che rumore ha il silenzio? Non è facile da spiegare.. non ha caso è silenzio, ma ha un suo suono che se lo ascolti con attenzione e quasi penetrante. Per un attimo ho saputo sentire solo quello, sono riuscita a escludere tutti gli altri rumori che mi circondavano e ho sentito solo il silenzio. Con gli occhi chiusi in mezzo ad un bosco. Da una sensazione di vuoto o meglio di estrazione dal mondo circostante. Sembra di essere in un’altra dimensione, sembra che intorno a te non ci sia nulla. Riuscire ad ascoltare anche quello che non si può ascoltare.

Mi accorgo che vicino a me c’è qualcosa che mi è veramente vicino, qualcosa che mi ronza intorno ormai da un po’ e che mi distrae dalla mia concentrazione. Aprii gli occhi e davanti a me, proprio davanti al mio naso, c’era una piccola fatina che sbatteva le ali a più non posso e che mi fissava dritta negli occhi.

Che strane creature. Era così piccola che poteva essere presa per un moscerino e si agitava intorno a me imperterrita, svolazzava di qua e di là come una pazza senza tregua. La osservai per un po’, non era assolutamente turbata dalla mia presenza, strano, dicono che le fatine siano piuttosto timide e timorose. Nonostante questa distrazione decido di camminare ancora un po’ e sempre con la mia fatina al seguito mi ritrovo in uno spiazzo nel bosco, come fosse un praticello ben tenuto in mezzo ad un sacco di alberi. Era uno spazio rotondo, mi è rimasto impresso questo particolare, rotondo quasi qualcuno avesse voluto farlo apposta. Ai bordi del praticello i tronchi degli alberi erano tutti incisi da parole in una lingua strana che non conoscevo. Era tutto così tranquillo in quel posto. Sono felice di averlo trovato. Lo sapevo che sarebbe stato bello.

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