I miei silenzi nascondono tante parole non dette

Avere il controllo. A tutti piacerebbe avere il controllo completo della propria vita, sapere come andrà, sapere cosa faremo e sapere che tutto andrà bene. Purtroppo però per tutte le cose che facciamo comunque non sarà mai abbastanza. Per quanto cerchiamo di organizzare, gestire il tempo e le nostre azioni, non sapremo mai come andrà a finire davvero.

Avere la certezza. Mi piacerebbe avere la certezza delle cose che capitano. A volte penso che il mio modo di essere non sia abbastanza ; navigo nell’insicurezza troppo spesso. Eppure non ho ancora trovato risposta alle mie domande. Eppure per quanto sforzo io faccia, non riesco a capire il perché alle mie “non risposte” nonostante ci pensi costantemente tutti i giorni. Ma mi sono resa conto di una cosa, proprio ora.

Sono circondata da persone sicure, che sanno (o forse credo solo di sapere questo non lo so) quale sia la loro strada. Ed è pazzesco quanto la loro sicurezza mi annebbi la mente, quanto il loro parlare mi mette in confusione. Spesso ciò di cui sono sicura svanisce nel momento in cui parlo con loro, come una bolla di sapone. E così ho imparato il silenzio. Ho imparato a zittire quella me che vorrebbe dire cose solo per la loro approvazione e comprensione. Per sentirmi apprezzata e ben voluta da loro. In questo processo mio personale, sto conoscendo i limiti della mia incertezza e i miei silenzi, le mie parole non dette, sono un punto fermo per me per capire fino a dove sono arrivata. È come se ci fosse uno sbarramento nella mia mente, una sbarra, come quella che si trova al casello dell’autostrada. Non un muro, perché oltre al muro non puoi vedere se non scavalcando, ma solo una sbarra che impedisca all’altro di avanzare, ma che gli permetta di percepire ed osservare. Che gli permetta di vedere che lì lui per ora non può entrare.

Sapendo dove sono alcune sbarre che in questo periodo sono calate lungo il cammino dentro di me, posso analizzare quali sono i sintomi di tutto questo. Quali sono le cose importanti su cui lavorare per me. Fino a quando non sarò certa di me, non potranno alzarsi e far passare. La forza di queste persone è troppo grande per me ora, mi schiaccia come un macigno e ora non posso farmi schiacciare.

Ma in tutto questo quei macigni, mi hanno fatto capire quali sono i punti dolenti. Quindi dico grazie hai miei momenti di smarrimento, a quando non sapevo cosa rispondere e alle vampate di calore che sentivo venire su dal petto. Grazie a loro posso scoprire i miei limiti e imparare a superarli.

Senza i macigni della vita non si cresce. Nella mia breve vita ho imparato a ringraziare le sventure. Le mie sventure mi hanno cambiato e mi cambieranno ancora.

 

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