Colloquio con il cervello

Ieri sera mi sono ritrovata a camminare sotto la pioggia al buio. Dovevo fare si e no 50 metri a piedi sul vialetto di casa di mamma alle sei di sera mentre piovigginava. Per i primi venti passi ho camminato piuttosto veloce, con la testa bassa per prendere meno freddo e acqua possibile, poi mi sono fermata un attimo. Perché andavo così veloce? Per non bagnarmi la testa? Che stupidaggine, a me stare sotto la pioggia non dispiace, soprattutto quando ho bisogno di calmarmi un attimo. Così ho ricominciato a camminare molto più lentamente, con la testa dritta. Ho ascoltato la pioggia che cadeva su di me e sugli alberi intorno, ho guardato nel buio e nella nebbia che sovrastava completamente il paesaggio. Non ho cercato una luce. Ho solo guardato il buio intorno a me. La pioggia che mi bagnava,mi ha aiutato a lavare quel brutto umore che sentivo e che mi ero portata dietro per tutta la giornata. Sentivo un po’ di freddo, ma non era importante. Avevo bisogno un attimo da sola per ritornare in me e ancora una volta ho riassaporato la bella sensazione di stare con me stessa a fare nulla. Mi sono resa conto in quei pochi momenti che negli ultimi anni ho trascurato me. Sempre assorbita da impegni e doveri mentre i miei piaceri erano sempre di più messi in secondo piano ed ora, quel secondo piano, stava crollando. Effettivamente non avevo fatto nessuna manutenzione nel corso nel tempo.

Sono bastati pochi istanti per di nuovo riflettere su qualcosa. Ho capito che il mio cervello non aspetta altro che un momento per parlarmi insieme. Io e il mio cervello : una relazione complicata.

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