Esami di maturità

Dopo una buona settimana indaffarata al lavoro e impegnata a cercare di mettere a posto cose, che mi chiedo, a che pro mettere a posto se poi intanto andrò via, finalmente mi ritrovo sul divano a scrivere con la testa un po’ meno affollata. Sono stata immersa nel lato pratico della mia vita di oggi, tra voler lasciare una situazione il più possibile serena nel luogo in cui sono tutti i giorni a tutte le cose da concludere prima della mia partenza.

Mi chiedo a che proposito sono così desiderosa e così impegnata nel voler lasciare tutto a posto. Forse il solito problema di voler lasciare un bel ricordo di me? Sempre la solita voglia di voler essere ben considerata anche nel momento in cui non sarò più presente? Sicuramente sì. Queste giornate mi hanno assorbito tanta energia mentale. Stasera sono invece seduta davanti a questo schermo e ho finalmente di nuovo focalizzato che le mie energie devono essere convogliate in ben altri luoghi e pensieri. Mi sono finalmente di nuovo resa conto che da qui a poco la mia vita cambierà di molto e che non ho idea di cosa mi aspetterà.

Ricordo il mio esame di maturità. In ansia per un anno intero, per poi ritrovarmi di fronte a quei professori senza nemmeno un bricciolo di angoscia. Non avevo nemmeno ripassato e il giorno stesso mi sono alzata anche tardi. Ero da mio papà e mi viene in mente ora di essermi detta quella mattina che forse un’ultima lettura avrei dovuto ancora darla, ma solo perchè mi sembrava giusto farlo, non perchè lo sentivo davvero. Eppure è andata proprio così. Al mio esame di maturità sono andata in tutta tranquillità, non ero sicura di me, probabilmente sapevo solo a cosa sarei andata incontro.

La paura dell’ignoto scompare nel momento in cui lo conosci.

Una farfalla ti sta guardando

Mi piace ascoltare i suoni della natura intorno a me. Il cinguettio degli uccellini, il venticello che sembra possa accarezzarti, una formica che cammina sui miei pantaloni. Essere immersa nel mondo. Non avere pensieri e parole intorno a me. Nessuno che parli o che ti tolga dalla concentrazione di udire il più possibile. Mi piace ascoltare ciò che è intorno a me, ciò che è più naturale possibile. La mia dimensione è questa, la natura. Mi da una ricarica che nessun riposo riesce a darmi.

Sento un grillo dietro di me adesso e una mosca si è appoggiata alla mia spalla. Tra le foglie c’è anche una farfalla che mi guarda. È molto vicina e sembra davvero che mi stia guardando, starà forse pensando se si può fidare ad appoggiarsi a me? Chi lo sa..

Avere il tempo e la voglia di fermarsi ad ascoltare ciò che accade vicino a noi ci può regalare la spensieratezza che tante persone cercano e che vorrebbero avere. Fermati e ascolta. Ferma il cervello e la bocca, aziona le orecchie.

Cervelli sui comodini

In questa ultima settimana credo di avere avuto il cervello talmente stanco di pensieri, da non essere più stato in grado di ritrovare un momento per svagarsi. Pensavo di andare via per riposarmi, per staccare dal quotidiano che per il prossimo mese e mezzo potrebbe mettere a dura prova la mia capacità cerebrale.

È come avessi un mattone dentro al cranio. Ultimamente è così pesante di pensieri da avere un peso specifico.

Sto scrivendo su una panchina, non nel solito parco, alla ricerca di spensieratezza. Dietro di me c’è la strada, non è un posto bellissimo ahimè, ma per oggi può andare bene così. Non voglio pensare a nulla per un momento, ascoltare solo quello che accade intorno a me. Persone che passeggiano, auto che passano e un cane che corre da solo lungo il viale, scappato dal padrone che lo rincorre. Niente di speciale, se non il momento di nulla di me.

Per un momento voglio solo essere un corpo su una panchina, un corpo non pensante. Quando sono uscita di casa poco tempo fa, ho deciso di lasciare il cervello sul comodino. Ho solo con me gli occhi per guardami in giro.

Da grande voglio fare la strega

Vivere la vita come se facessi dei giochi di prestigio. Ecco qua, una colomba che spunta dal cappello o un bouquet di fiori dalla manica. Rallegrare la giornata con qualche trucchetto e cambiare il corso delle cose per magia. Da piccola mi ha sempre divertito giocare a essere una strega. Non una maga, ma una strega con il potere di fermare il tempo o fare esplodere le cose. Mi faceva sentire speciale avere un potere in più rispetto agli altri. Volevo avere l’evidenza di un qualcosa in più rispetto al mondo.

Non ho nessun potere paranormale, non so volare o leggere nella mente. Sono una persona come tante che fa le magie nel modo in cui le sappiamo fare tutti, ma rimane il desiderio di fare la strega da grande.

Ho visto un robot uguale a me

Ho pensato di essere un robot poco fa. Ero in ufficio davanti alla macchinetta del caffè, ho premuto il pulsante per un caffè (e cosa se no?) e la macchina ha iniziato a fare i suoi rumori.

Beh mi sono messa lì davanti a fare il robot. È stato divertente. Ho dato sfogo, per un attimo, all’Alice pazza. Ho anche riso da sola.

Fare la matta mi aiuta ad uscire dalla routine, dai miei ritmi e dalle regole. Solo per un momento, non di più, mi riporta alla spensieratezza e alla leggerezza. La semplicità di fare ciò che mi passa per la mente senza nessun motivo, mi lascia sempre alla fine con un sorriso per me. Solo per me.

Ho imparato a prendere dei miei momenti, non per forza per pensare o per fare qualcosa di concreto, ma solo dove ci sono solo io. Un luogo dove mi ritrovo e mi incontro, un posto dove solo io posso entrare e posso vedere. Posso essere quella che voglio e oggi ero un robot, senza cervello e guidata solo dal suono della macchina del caffè.

Immagina, puoi.



 

Inserisci il pilota automatico

Un’amica oggi mi ha detto di essersi trovata ad un esame universitario particolarmente agitata. Era un esame molto difficile e molto importante. Mi dice : ” mi sono trovata lì ad aspettare fuori dall’aula continuando a dirmi che non sapevo nulla e che quell’esame non l’avrei mai superato. Invece sono entrata, mi sono seduta davanti ai professori e via. Non mi ricordo nemmeno che cosa ho detto, talmente ero agitata, ma non so come il mio cervello ha preso il controllo e ha risolto tutta la situazione. Beh, ho preso 30″.

Mentre parlava pensavo alle nostre capacità. Alla fine, alla super agitazione, è subentrato il pilota automatico. Senza fare nulla la sua “sè” che sapeva benissimo sostenere l’esame, ha preso il posto della sua “sè” insicura, dicendo “lascia fare a me”.

Imparare a lasciare il pilota automatico, senza badare alle proprie angosce personali, è più produttivo del metterci l’intenzione.

E ancora una volta penso a quanto siamo in realtà già capaci di fare, senza fare assolutamente nulla.

Chi la chiama adrenalina o fortuna oppure c’è chi dice che dipende da ognuno di noi. Io penso invece a quanto c’è già in noi, ma che non sappiamo mai vedere, a quanto, tolte le nostre paranoie mentali, siamo già in grado di fare.

Il nostro istinto ci guida alla sopravvivenza in ogni situazione. Il pilota automatico ci sa guidare mentre noi intanto possiamo osservare e godere del mondo che ci circonda.

Alla ricerca della risposta perduta.

Ho notato che spesso il titolo dei miei articoli è una domanda. Non ci avevo mai fatto caso, ma evidentemente ho un mucchio di domande da porre. A chi non so però..

Le domande nella mia testa sono sempre tante e spesso voglio per forza rispondere a tutti i costi, nemmeno fosse un lavoro. Chi ha le risposte alle domande? C’è chi mi dice che le mie idee non chiare arrivano da una mia indecisione sulla vita. C’è chi dice che le mie domande sono confuse e spesso poco sensate. Voglio trovare risposte. Alla ricerca della risposta perduta.

In questo ultimo periodo sembra proprio una caccia al tesoro. Il mio cervello non smette mai di lavorare e devo dire che tutto ciò inizia ad essere piuttosto stancante. Il mio cercare di trovare una risposta, a cose a cui oggi non trovo risposta, è uno sforzo non da poco. Il mio omino del cervello sta facendo i doppi turni.

Mi sento un po’ in balia delle decisioni altrui. Lo sono in realtà. Sono in una condizione mentale in cui non riesco a farmi forza e a dire quello che ho da dire. Quello che non mi va, per esempio, quello che vorrei davvero, quello che alle persone vicine non piacerebbe sentirsi dire e cerco costantemente una quadra tra me e il resto del mondo. Tra me e le persone che vorrebbero aiutarmi dandomi un sacco di consigli, ma che alla fine risultano solo darmi una grande confusione in testa. C’è chi pensa sia meglio far così, c’è chi pensa che sia meglio fare cosà.. ed io come una palla, rimbalzo da un’idea all’altra nel tentativo di capire qual’è la strada che sta a metà tra quello che vogliono gli altri e quello che voglio io.

Io voglio prendere tempo, ecco cosa voglio fare. Voglio prendere il mio tempo.

Voglio trovare la risposta con i miei tempi, con le mie insicurezze e con le mie paranoie. Non voglio essere guidata. La ricerca della risposta voglio condurla io, perchè mi piace trovare le mie risposte. Sono sempre ottime risposte.