Scrittura alla rinfusa.

Stavo finendo di scrivere l’articolo precedente qualche minuto fa e mi era venuta in mente uno spunto di pensiero su cui riflettere. Il tempo di dare un clic e mi sono dimenticata tutto. Pensieri che si perdono nelle oscurità del mio cervello. Cavolo, proprio non mi viene in mente.

Mi piacerebbe avere una memoria esterna dove salvare tutti i miei pensieri, i miei sogni e le mie “avventure” per poterli ritrovare ogni giorno, per potermi ritrovare ogni giorno. E’ interessante voltarsi indietro ogni tanto e guardare come si era un momento fa. Quanto si è diversi oggi da ieri.

Potremmo vedere tutte le cose fatte e tutte quelle non fatte. Potremmo rivedere i nostri errori, le nostre esperienze e i nostri sentimenti. Potremmo anche scoprire che di passi avanti se ne sono fatti tantissimi, ma che purtroppo, non si sa come mai, non si riescono a vedere così bene come gli sbagli. Siamo sempre concentrati su quello che non siamo. Il difetto spicca sempre più del pregio, soprattutto se uno è molto severo con se stesso. A proposito : per quale motivo uno dovrebbe essere severo con se stesso? Perché si vuole la perfezione. Essere perfetti per una vita perfetta, che roba da matti. Beh, purtroppo io sono matta, ormai lo so ed è provato, quindi poco è utile continuare questo discorso. La pazzia non si cura, ci si convive.

Arrovellata.

Oggi mi sono ritrovata a leggere un giornale. Ho letto diversi articoli di persone che raccontavano le loro esperienze di vita. Tutte le persone intervistate erano persone che “ce l’hanno fatta” o almeno così era scritto. (chissà se mai intervisteranno chi invece “non ce l’h fatta”..) Raccontavano delle loro personali soddisfazioni e delle loro conquista nella vita. Mi piace quando leggo queste storie, mi danno sempre una visione diversa della vita e anche un po’ di carica per quello che vorrei realizzare.

Cosa vorrei realizzare? Me stessa. Il mio sogno nel cassetto sono io.

Peccato, però, che spesso dura solo una giornata questa mia carica… Leggo e leggo storie e vicende e tutte le volte che termino la lettura, sono convinta che ci sono mille modi di riuscire nei propri intenti, ma allo stesso tempo mi rendo anche conto che non è sempre facile e anzi, molto spesso quando si è di fronte a sfide ardue e difficili per noi stessi, le nostre gambe un po’ tremano. Mi dico sempre che il momento è giusto quando è giusto. Non c’è null’altro che te lo possa far capire, e spesso però nei momenti che precedono questo attimo, ci ritroviamo ad arrovellarci di domande esistenziali che torturano solo la mente. Ma come si fanno a spegnere i pensieri? Conosco diverse persone che ci riescono e le ammiro per questo, perché i loro problemi diventano reali solo quando lo sono. Io invece non riesco. Sono infossata e sommersa dai miei pensieri, credo proprio di non essere capace di governare la mia mente. La mia mente mi comanda.

Non mi piace dire di non riuscire in una cosa, quando me lo dico mi sembra di arrendermi ad una parte di me che in realtà vorrei non fosse così. Il “non riesco” o “sono fatto così” mi sa molto di scusante, e sono certa che lo è tante volte. Quando si riesce a rendersene conto si è già a metà strada dicono… magra consolazione. Forse il momento giusto per questo cambiamento non è ancora arrivato, anche se di esperienze in merito nè ho già fatta qualcuna. Probabilmente non ho ancora imparato abbastanza, ho la testa dura.

Peccato, la mia vita sarebbe più semplice se imparassi dal passato.

Per sempre

Ho visto un episodio di un telefilm che mi ha fatto riflettere. La storia racconta di una donna, madre e moglie, che si occupa di tutto, della casa, dei figli e del ristorante dove lavora con il marito. Il marito per un’operazione non può lavorare per qualche mese e così assumono un ragazzo che aiuta nella cucina del locale. La donna se ne innamora e il ragazzo la corteggia. La donna non vuole tradire il marito, ma si sente lusingata e attratta dal ragazzo che le fa la corte. Lei decide solo di cenare con lui le sere dopo la chiusura del ristorante, non ha nessuna intenzione di oltrepassare la linea e di finire nel tradimento, le basta questo per farla sentire di nuovo amata e desiderata. L’attenzione di questo ragazzo la porta a sentirsi di nuovo donna e non solo madre e moglie. Quando però il marito si inizia ad insospettire, lei si trova a decidere di licenziare il ragazzo. E’ triste pensare che per la famiglia una donna (potrebbe essere anche un uomo, ovviamente) debba annullare se stessa. Perchè ci sono persone che arrivano a questo punto? Perchè si arriva a questo? Non voglio dire che sia giusto o sbagliato, questo lo sa solo che prova queste esperienze, ma dal di fuori, mi sembra una vita triste.

Forse però non lo è. Magari non comprendo che ci possono essere altre soddisfazioni nella vita, da contrastare la mancanza di quell’amore che una volta c’era. Non lo so.. Credo che sia importante sentirsi amati e desiderati, credo che sia importanti sentirsi donna anche quando si è anche un sacco di altre cose. Sentirsi amati dalla persona che si ha accanto. Forse però ho visto troppi film e la vita reale non è questa. Può darsi, ma per ora io desidero essere amata. Io voglio sentirmi amata da chi ho di fianco, e voglio credere di poter sentire questa emozione per molto tempo nella mia vita e non solo nel momento in cui si è innamorati.Io voglio svegliarmi tutte le mattine e tutte le mattine scegliere la persona con cui voglio condivere me, non solo perchè ci sono sposata o perchè ho dei figli, ma perchè ciò che si ha è così bello da sentirsi innamorati tutti i giorni.

Forse non sono molto realista, forse queste cose non succedono per davvero, ma io voglio ancora crederci per un po’. Non sono ancora disillusa sull’amore, e vorrei non esserlo mai.

Magari non può durare per sempre, forse è questo il problema. Il per sempre è difficile da realizzare.

Basta camminare e guardarsi attorno.

Mi piace essere in giro, girullare. Ma da sola, sono le prime volte e mi sento un po’ spaesata. Mi sembra di non sapere mai dove andare e cosa fare, mi sembra che tutto il mondo intorno a me sia diverso. Da sola è un’altra cosa che viaggiare assieme a qualcuno. Non l’avevo mai fatto prima e non so bene come si fa. Qualcuno potrebbe dire che basta camminare e guardarsi intorno, ma se mi perdo? A questo ci avete pensato? E se mi perdo e non trovo più la strada del ritorno? E se camminare alla deriva mi portasse in un posto che non conosco? Ci sono già in un posto che non conosco.. Effettivamente è vero. Ci sono già. Dovuque vada io non conosco nulla di quello che mi circonda qui, devo rifare la mia cartina mentale. Devo ristudiare tutte le coordinate e le memorie per farsì che questo posto inizi a diventare famigliare. Famigliare. Che strana parola.

Famigliare inteso come famiglia? Ci avete mai pensato a questa parola? Una cosa diventa famigliare quando si inizia a farla propria, a sentirsi a proprio agio, a vedere quella cosa come una cosa abitudinaria. Chi l’ha detto che la famiglia è qualcosa che si conosce? Non è proprio detto. Dipende dalle circostanze. Io non voglio farla diventare famigliare. La mia famiglia sono dov’è, e non è qui. Quindi farlo diventare famigliare è sbagliato. Devo farla mia, non famigliare. Mia come se fosse una cosa di mia proprietà, così potrà diventare “normale”. Anche sulla parola normale dovremmo riflettere sempre quando la si usa, ma lasciamo perdere.

Che confusione, quando lascio che il mio cervello lavori in autonomia, senza mettere la ragione, senza mettere freno alle mani, escono sempre dei pensieri un po’ confusi. Un miscuglio di ragionamenti che si accavallano uno sull’altro. Il mio “omino” che lavora nel mio cervello a volte fa confusione, apre troppi faldoni tutti assieme, con un sacco di idee e di discorsi semi aperti e fa confusione. Sì, nel mio cervello lavora un omino che si è impegnato a tenere a bada i miei pensieri. O almeno ci prova.

Trovami.

E se tutto fosse studiato per farmi diventare matta? Io sono matta. Credo proprio di esserlo. Sono una persona che non ha ancora trovato la sua dimensione, che deve continuare a modificare i piani della sua vita per sentirsi serena. Ma mi sento serena davvero? Mi chiedo sempre se il continuo modificare i progetti della mia vita, se questo continuo avere davanti a me delle scelte importanti da fare sia solo perchè devo affrontare delle mie paure o se invece devo imparare a trovare me stessa. Me stessa, dove sei? Mi sa che non ti ho ancora trovata. Vorrei trovare la mia strada, ma come trovarla? Io non so come si fa.

Metto in piedi sempre un sacco di cose e poi da un momento all’altro disfo tutto come un gomitolo di lana fatto su male. E se contenta di disfarlo, sia chiaro, ma mi chiedo il perchè di tutte queste modifiche. Forse perchè voglio essere una persona nuova? Sempre diversa? Forse perchè quella che oggi sono non dimostra la vera me? Io non lo so. Non so proprio nulla e questa è una delle cose che mi spaventa ogni giorno. Non sapere nulla. Vorrei costruire un qualcosa sulla base di ciò che mi fa stare bene, ma non ho ancora capito che cosa è. Forse devo accettare solo che sono una persona a cui piace cambiare le carte in tavola. Che cerca sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che possa darmi di più.

Non sono così adulta da poter dire che ho fatto tante esperienze, perchè non è vero. Non sono così grande e non ho fatto così tante cose da poterlo dire, ma oggi, in questo momento, mi chiedo se il mio è un modo di essere o è sono sempre alla ricerca di me da qualche parte nel mondo. Ora posso iniziare a dire nel mondo e non solo più nelle zone in cui sono nata. Magari mi ritroverò all’ombra di un grande albero in un parco di New York, o lunga distesa in una spiagga della Thailandia o magari in un bar a Londra. Oppure chi losa.. magari sotto il porticato di casa. Ma la domanda è : dov’è casa?

Spero di trovarmi ad un certo punto della mia vita, lo spero tanto.

Il mio “nullafare”

Camminavo per la città, da sola, sotto il sole delle prime ore del pomeriggio. Non avevo nulla da fare, passeggiavo e basta. La giornata era così calda, che l’impressione era che tutto fosse giallo. Giallo come il Sole, giallo calore. Non saprei esprimermi meglio. Soffiava una leggera arietta, anch’essa molto calda, ma che almeno muoveva un po’ l’aria, magra consolazione.

Entro nella grande piazza dalla via principale e vengo subito distratta dalla mia concentrazione nel mio “nullafare”, da un signore con una lunga barba che sta dormendo su una panchina. Sotto il sole. “Questo è pazzo” pensai. Dormire a quell’ora su una panchina era come voler cercare di morire.. così mi sedetti accanto un attimo per constatare se era vivo o morto. Almeno se fosse stato morto avrei chiamato qualcuno e se fosse stato vivo avrei tentato di svegliarlo per portarlo all’ombra. Lo fissai per un attimo. Era vivo. Russava anche, quindi era davvero vivo. Ero indecisa sul da farsi. Se lo avessi svegliato avrebbe giustamente anche potuto dirmi di farmi i cavoli miei, ma lasciarlo lì da solo mi dispiaceva. Mi sembrava di far finta di niente, e se avesse avuto bisogno davvero? Decisi che dovevo svegliarlo. Lanciai una piccola pietra contro ad un vaso che era proprio di fianco alla panchina dalla sua parte. Fece un suono molto forte, più forte del previsto, ma funzionò. Il signore si svegliò, neanche poi così di soprassalto come pensavo, e si voltò a guardarmi. “Oh finalmente sei arrivata. Ti aspettavo da un pezzo” mi disse. Io rimasi un po’ interdetta. Si stava per forza sbagliando. “No, non mi sbaglio. Io so bene chi sei e ti stavo aspettando. Sono l’alchimista. Ti stavo aspettando per partire. Dobbiamo partire per un viaggio”

Rimasi un po’ sorpresa.. Io non conoscevo quell’uomo, ma lui conosceva me. E poi di quale viaggio stava parlando? “Dobbiamo partire per il viaggio che tu hai progettato. Sono qui per aiutarti nella tua strada. Devi però venire con me e fidarti di me. Ti porterò dove vuoi” mi disse.

Un viaggio che vorrei fare…. quindi sono pronta per partire?

Un cervello vuoto

Ho il cervello vuoto, come una scatola vuota. Non ha alcuna intenzione di pensare a qualcosa. Mi sembra di essere in un mondo dove le idee non esistono, ma nessun tipo di idea, nessuna proprio. Ho voglia di scrivere, ma non riesco a trovare l’argomento, il pensiero di oggi. E che di cose da dire ne avrei un sacco.

Ho pensato che forse questa assenza di pensieri è data dalle novità. Dalla rivoluzione della mia vita e dal fatto che forse non so da dove iniziare. Cambierò tutto quello che conosco per un qualcosa che non so affatto. Dovrei fare una tabella per le cose che dovrei fare e quelle più o meno importanti. Come si fa a far funzionare il cervello? C’è un interruttore da qualche parte?

E’ una strana sensazione quella che provo, sto sentendo il nulla, ma non in senso negativo, nel senso che non ho un ordine preciso di come fare le cose. E’ comunque una bella sensazione, non di angoscia o di preoccupazione, forse quelle seguiranno, ma di tranquillità. Forse una tranquillità data dal fatto che probabilmente non ho ancora realizzato nulla di ciò che sarà, ma, pensandoci, se questo ora mi fa stare tranquilla, che c’è di male?

Il cambiamento è salutare, lo cercavo da tanto tempo e in qualche modo, anzi, nel modo più inaspetttato possibile, è arrivato. L’emozione di rivoluzionare tutto è pazzesca. Ti da veramente una spinta per andare più in là.

Comunque vada, comunque sarà, io credo in quello che sto facendo, ci credo davvero e voglio cercare di realizzarlo.

Preferisco avere un fallimento alle spalle che un rimpianto. Io voglio provarci. E se sarà un fallimento tornerò a casa, ma sicuramente sarò più grande di quella che sono ora. Avrò una storia in più da raccontare.

Sento il silenzio, come mai prima di oggi.

Sento il silenzio stasera. E’ pazzesco come dire ciò che si ha da dire, come la sincerità e la verità, per quanto possa far paura dirla, sia potente. Ti svuota da tutto ciò che avevi dentro. Certo, da domani ci saranno una marea di cose a cui pensare, ma stasera voglio sentire il silenzio.

Oggi ho detto. Ho parlato. Quasi come fosse la prima volta, come se le parole che ho detto fossero in fondo alla gola da molto tempo, incastrate. Oggi invece sono uscite. Oggi era il giorno giusto per farlo. Perché? Non ne ho la più pallida idea. Ho fatto quello che desideravo fare da tanto tempo e che la mia me notturna mi stava urlando nelle orecchie da tantissimo tempo.

Sono tranquilla ora, così tranquilla come penso di non essere mai stata. Mi sento così serena che quasi non mi sembra vero. Mi sento come se avessi tolto un sasso gigantesco che avevo dentro la scarpa. Parlare.. devo imparare a parlare.

Sono felice di aver dato la possibilità alla mia vita di cambiare, non so ancora come cambierà, non so se andrà bene o male, non so cosa farò, ma sono certa, assolutamente certa, di aver preso la decisione più giusta per me.

Io voglio cambiare, e come cita una pubblicità “cambiare è una questione di scelte”.

Ciao

Com’è veloce morire..non ti da nemmeno il tempo di salutare, di dire buon viaggio. Quel che è fatto è fatto. Niente e nessuno ti può far tornare indietro ciò che hai perduto. Nessuno merita di rimanere solo.

E’ una delle frasi più belle che si possano dire e pensare.

Anche i più cattivi non ne possono niente davanti alla morte. Anche loro fanno pena quando sono arrivati alla Fine e vedere il dolore di chi sta loro accanto ti fa riflettere su come deve andare davvero la vita. Ancora una volta mi sono resa conto che portare rancore non porta a nulla.. ti porta solo a considerare ancora di più quanto invece valga la pena rischiare sempre l’impossibile per la serenità. Il dolore uccide. Uccide davvero.

Spero che da lassù tu possa guardarlo e possa stare vicino a lui. Ti ho odiato. Ti ho odiato davvero tanto, ma forse ho odiato lui prima di te.. Non dirò che eri buono. Non lo dirò, perché non lo eri. Non dirò che mi mancherai, perché non è vero. Ma ti riconosco e ti rispetto per ciò che sei stato. Mi facevi paura,  sentivi la mia ostilità nei suoi confronti e lo capisco ora, solo ora capisco che tu dovevi difenderlo, non potevi venire meno al tuo dovere. Io ero una minaccia e come tale dovevi farmi andare via, non potevi lasciarmi entrare. Dovevi difendere ciò che amavi, ciò che era tuo. Sai ti dovrei dire che l’hai fatto davvero bene il tuo dovere. Sono certa che lui è fiero di te e che gli manchi molto.. nessuno merita di morire. A nessuno dovrebbe essere augurata la morte.

Tutte le persone dovrebbero riconoscere ciò che sei stato, e tutte dovrebbero avere rispetto della tua morte, perché è una morte come tutte le altre. Meriti anche tu un ciao, un addio come per tutti.

Ricordati ogni tanto di guardare verso il basso e di stargli vicino. Sono certa che lo farai e che non te ne dimenticherai mai. Ciao..

Bolla, una grossa bolla piena di pensieri.

Quando sono in moto penso veramente tanto. In quei momenti sento di essere sola nonostante non lo sia mai in effetti, dato che non sono io a guidare, ma mi sento come in una grossa bolla dove i miei pensieri si sentono talmente bene che è un piacere ascoltarli.

Questa volta pensavo a quanto è difficile per un corpo subire tutte le angherie di una mente. Quanto è palese che il corpo a volte si ripari o anzi faccia di tutto per sopperire alle necessità della mente. Ci sono malattie che sono palesemente una bella e buona similitudine sulle cose che capitano nella vita. Non credo che tutte le cose che ci accadano siano per forza date da qualche “malattia” mentale, ma penso che in diverse casistiche la mente conti parecchio. Siamo un insieme tra mente e corpo e non possiamo pensare che siano due sfere completamente diverse, che non comunicano. La mente fa muovere il corpo, e la nostra mente da super persone problematiche corrompe un po’ il corpo, soprattutto quanto ci sono malattie un po’ croniche, che il farle passare sembra un’impresa impossibile. Chissà se mettendo a posto il cervello si può trovare una soluzione un po’ più evidente delle medicine? .. Il problema è come mettere a posto il cervello. Siamo diventate persone troppo complicate, troppe preoccupazioni stupide che diventano quasi un callo gigante su cui battere sempre.

Bisognerebbe ritrovare la semplicità di noi stessi, noi e basta.